14/10/2020

Settore bancario europeo, un futuro messo a dura prova

A differenza delle passate crisi finanziare, l’attuale depressione economica non è stata generata dal sistema bancario e finanziario, bensì le banche sono state utilizzate da parte dei governi centrali come strumento per veicolare il supporto e gli aiuti all’economia. La maggior parte dei governi dei paesi membri dell’Unione Europea ha attuato politiche fiscali e di bilancio espansive per sostenere l’economia e la liquidità nel sistema. A sua volta, la BCE ha approvato delle misure di sostegno temporanee volte a mantenere la solidità del sistema bancario europeo, ad assorbire potenziali perdite derivanti dalla crisi e a supportare l’erogazione del credito bancario verso l’economia reale.
La crisi economica da pandemia fa presagire un forte incremento delle sofferenze, e la persistenza di tassi di interesse negativi comprime la redditività delle banche.

Il rischio è che le misure di supporto attuate dai governi europei per mitigare l’impatto economico negativo riducano la trasparenza dei bilanci e nascondano il reale livello di sofferenze del settore
: circa il 15-20% dei prestiti delle banche europee sono infatti erogati a settori altamente colpiti dalla pandemia.

Tale rischio è particolarmente pronunciato nei paesi periferici dove il tasso di crescita delle sofferenze è in genere più elevato. Recentemente, l’ABI ha messo in evidenza che il comparto italiano del credito, con un livello di sofferenze superiore alla soglia guida fissata dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) del 5% lordo del totale dei finanziamenti, è sottoposto ad una forte pressione regolamentare. Il rischio che il trend in diminuzione delle sofferenze di questi anni possa subire un’inversione di tendenza è tangibile. Nel periodo 2016-2020, infatti, le cessioni di crediti in sofferenze hanno raggiunto circa 150 miliardi di euro e ulteriori 20 miliardi di euro sono previsti per il resto del 2020.

Il settore bancario europeo è indubbiamente un settore a rischio a causa dell’incapacità di generare un sufficiente ritorno sul capitale, che è ad oggi inferiore al costo del capitale, con la conseguenza di un’evidente distruzione di valore. A seguito del tonfo dell’economia europea (-21,1% la riduzione del PIL in Europa nel secondo trimestre del 2020), la riduzione dei costi e il consolidamento tra banche risultano essere le uniche opzioni disponibili al momento per migliorare la solidità del settore e attrarre l’interesse degli investitori. Le recenti fusioni in Italia (Intesa e Banca UBI) e in Spagna (CaixaBank e Bankia) vanno in questa direzione e aiutano a rafforzare un sistema bancario tipicamente frammentato, in cui istituzioni di medie e piccole dimensioni hanno difficoltà ad adattarsi ad un contesto difficile come quello attuale. Ad oggi la mancata istituzione di uno schema armonizzato di assicurazione dei depositi a livello europeo, o terzo pilastro dell’Unione Bancaria Europea, costituisce il più grande impedimento all’attuazione di fusioni cross-border. La difficoltà di creare grandi istituti bancari europei, in grado di competere a livello internazionale, aumenta il divario tra banche europee e americane. Da sole, le sei grandi banche di Wall Street sono state in grado di generare utili per 13 miliardi di dollari nonostante 35 miliardi di dollari di accantonamenti sui crediti.

Le obbligazioni in euro emesse dal settore bancario ammontano a circa il 27% dei principali indici obbligazionari investment grade, ovvero rappresentano il principale settore. È molto difficile, pertanto non esservi esposti da parte di investitori obbligazionari. Dopo un significativo peggioramento degli spread obbligazionari tra marzo e aprile 2020, il supporto della BCE e le misure fiscali a livello nazionale hanno assicurato una rapida riduzione degli stessi, con la conseguenza che molte obbligazioni senior emesse dal settore finanziario hanno raggiunto un rendimento negativo, circa il 22% contro il 20% del settore corporate (il 13% e il 14% a dicembre 2019).

Inoltre, il rendimento delle obbligazioni subordinate (o Tier 2) si aggira intorno all’1,16%, contro il 2,33% per le obbligazioni subordinate emesse da società non finanziarie rendendole, di fatto, poco meno attraenti comparate al livello di rischio. Al contrario le obbligazioni subordinate perpetue (o Additional Tier 1) in euro, con un rendimento medio pari al 5,6% risultano essere molto attraenti.

Il terzo semestre del 2020 si conferma essere difficile per il sistema bancario europeo a causa di una possibile seconda ondata pandemica, il risultato delle elezioni americane e la, ancora, limitata visibilità sull’evoluzione della qualità del credito a seguito della sospensione delle misure fiscali nazionali, quali la moratoria. Come conseguenza, gli investitori obbligazioni dovrebbero preferire obbligazioni senior rispetto al comparto subordinato, nonostante i rendimenti negativi, e un’esposizione maggiormente indirizzata verso banche con più basso livello di sofferenze e migliore redditività, per esempio banche del nord Europa, svizzere, Benelux e le principali banche francesi.

Per concludere, il mantenimento di alti livelli di capitale è e sarà un elemento importante per gli investitori. Ad oggi con un ritorno sul capitale tra il 5-6%, la capacità di generare capitale dall’accantonamento dei profitti è limitata e ciò crea un problema tanto per gli investitori azionari quanto per quelli obbligazionari. Il rischio è che un costo del rischio strutturalmente alto e tassi negativi per un periodo prolungato comportino perdite massicce per il comparto bancario, aumentando il rischio di dissesto per gli istituti più deboli. Il consolidamento a livello nazionale e internazionale aiuterà a rendere il sistema più resiliente e a realizzare sinergie, che restano comunque limitate. Il futuro del sistema bancario europeo, e non solo, è ancora una volta messo a dura prova.

Articolo a cura di Barbara Mainieri, Buy-side Credit Analyst, DPAM


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