05/12/2019

L’Asia nel contesto dei mercati emergenti

L’indice MSCI Emerging Markets sta concludendo il 2019 con risultati decisamente sottoperformanti rispetto ai mercati sviluppati, come si evince dal grafico che confronta indice MSCI EM con indice MSCI World (che copre titoli azionari dell’universo di 23 paesi). Dopo un 2017 euforico per i mercati emergenti, che aveva fatto registrare massimi da record, gli ultimi due anni sono stati fortemente condizionati dalla guerra sui dazi USA vs China, che ha indebolito, al di fuori degli Stati Uniti, il sentiment di investitori e consumatori, come si vede dal valore attuale dello stesso nel grafico.L’indice MSCI ha una fortissima componente asiatica, intorno al 75%, con la Cina che da sola pesa oltre il 30%: ne deriva quindi che l’andamento dell’economia cinese, oltre ad avere una forte influenza sugli altri paesi della regione, ha una rilevante influenza diretta sull’indice stesso. 

 

 

Oltre quindi ad un’economia cinese che deve fare i conti con le incertezze causate dalla guerra commerciale con USA, per quello che riguarda il settore tecnologico possiamo sottolineare Taiwan come realtà in crescita: la proposta di soluzioni soddisfacenti in termini di rapporto qualità prezzo (qualità non eccelsa ma prezzi estremamente competitivi) stano infatti spingendo diverse società cinesi al trasferimento.

Per quanto riguarda la regione asiatica, continua a rimanere debole l’India, come testimonia la riduzione delle stime di crescita, nonostante l’alleggerimento fiscale sulle imprese da parte del governo. Mentre appare interessante da monitorare l’evoluzione dell’Indonesia che potrebbe offrire spunti di crescita a seguito di una politica monetaria espansiva unito ad un contesto politico relativamente stabile.  

Per quello che  concerne il Sud America, le materie prime in sofferenze stanno avendo effetti fortemente negativi sulle economie dei paesi latini, con riflessi pericolosi sulla stabilità dei paesi stessi: la stabilità politica e sociale dei paesi sudamericani appare infatti fortemente indebolita a causa di una quasi assente diversificazione economica, una ridotta presenza di investimenti infrastrutturali ed un basso livello di educazione. 

 

Il rallentamento dell’economia globale, fortemente impattato dalle tensioni commerciali ha portato l’IMF ad abbassare le stime di crescita per l’America Latina da 1.2% a 0.2%, mentre le aspettative per la regione Asiatica rimangono intorno al 5.1% per il 2020.

 

L’Asia può infatti contare sulla classe media e sul mercato di consumo più grande del mondo (il mercato del consumo cinese ha sorpassato quello statunitense proprio quest’anno) con le stime che vedono proprio in Asia il 65% del commercio globale nel prossimo lustro.  In questo contesto, le valutazioni dei listini asiatici appaiono attrattive con un orizzonte d’investimento di medio termine (3-5 anni).

 
Contributo a cura di
Marcel Zimmerman - Gestore

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