16/11/2020

Dopo le Elezioni Americane, le priorità di politica fiscale: sfide ed implicazioni


Nonostante i ricorsi promossi dai legali della campagna elettorale di Trump per dei presunti brogli elettorali, è assodata la vittoria elettorale del ticket Biden-Harris. I Democratici hanno tenuto la maggioranza alla Camera, seppur perdendo qualche seggio, e i Repubblicani dovrebbero riuscire a mantenere una maggioranza risicata al Senato, a meno di sorprese provenienti dai ballottaggi di Gennaio in Georgia. 
I mercati paiono anticipare per il 2021 un governo americano diviso, ponendo fine alle prospettive a breve termine di reflazione guidata dallo stimolo fiscale, così come gli aumenti delle imposte non sono più argomenti sul tavolo. È altamente probabile che le politiche fiscali si limitino a stimolare l’economia in maniera modesta sotto forma di ristori Covid e legislazione infrastrutturale, con il probabile ritorno ai livelli “normali” del 2019 verso la fine del 2021.

Cosa può succedere con un governo diviso?

Senza un Congresso a piena guida democratica, l’amministrazione Biden dovrà imperniare le proprie priorità legislative in aree di consenso bipartisan:

  • Covid Relief Bill: Questo sarà la priorità n°1 per Biden e il nuovo Congresso. Tuttavia, con il Senato a guida repubblicana, è altamente probabile che sia più contenuto rispetto a qualche settimana fa, attestandosi attorno ad un Trilione di Dollari.
  • Sanità e prezzi dei farmaci: Affievolendosi le speranze dei democratici per una complessiva riforma del sistema sanitario, il responso della Corte Suprema sull’Affordable Care Act (Obamacare) potrebbe forzare la mano al Congresso e portare a qualche accordo sulla riforma dei prezzi dei farmaci e potenzialmente su una più ampia riforma sanitaria, che inglobi le condizioni di salute preesistenti.
  • Investimenti Infrastrutturali: Nel 2021 dovrà essere autorizzato dal Congresso il FAST Act, che autorizza l’Highway Trust Fund, il meccanismo di finanziamento primario delle autostrade americane. Questo potrebbe rivelarsi un ottimo veicolo legislativo per un progetto più ampio, seppure le aspirazioni dei democratici per un piano infrastrutturale green multimilionario siano accantonate. C’è anche un certo supporto bipartisan per l’espansione della banda larga a livello federale.

Cosa NON potrà succedere?

Senza il pieno controllo del Congresso da parte dei democratici, diverse proposte della campagna elettorale di Biden non potranno essere prese in considerazione, specialmente quelle a riguardo delle riforme della tassazione per i mercati finanziari, per le società e per gli individui più facoltosi, così come la reintroduzione delle deduzioni per le imposte locali (SALT, State and Local Tax).

Cosa può decidere unilateralmente Biden?

Senza la cooperazione del Congresso, il Presidente eletto Joe Biden può attuare politiche per il tramite degli atti esecutivi – strumento preferito del presidente uscente Trump e di altri presidenti prima di lui. Gli atti esecutivi non sono però strumenti durevoli, dato che possono essere annullati da un presidente successivo (tanto che è probabile che Biden annulli diversi atti esecutivi promossi da Trump), ma per l’amministrazione Biden saranno una leva essenziale per portare avanti diversi obiettivi legislativi:

  • Clima: Il Presidente-eletto Biden ha già annunciato che subito dopo l’inaugurazione della sua amministrazione firmerà l’atto di ricongiunzione agli Accordi sul Clima di Parigi, che sarà seguito da altre azioni esecutive per abolire le modifiche apportate dall’amministrazione Trump alle restrizioni sulle emissioni e sugli standard di efficienza. Biden potrebbe anche porre in atto standard climate-related per finanziamenti e sovvenzioni, così come ritornerà a finanziare agenzie collegate ad ambiente e clima alle quali Trump aveva tolto fondi.
  • Immigrazione: Biden si concentrerà sull’annullare diversi atti dell’amministrazione Trump, dal Muslim Ban allo stop alla costruzione del muro al confine con il Messico, così come farà chiarezza sul programma DACA (Deferred Action for Childhood Arrivals), programma che tutela i Dreamers, cioè i migranti arrivati irregolarmente negli Stati Uniti da bambini.
  • Sanità: Biden supporterà l’Affordable Care Act in modo da “riaprire” i mercati assicurativi per chi ha perso il posto di lavoro e incentiverà quegli Stati che intendono espandere Medicaid.
  • Regolamentazione Finanziaria: l’amministrazione Biden avrà probabilmente un atteggiamento più aggressivo e intransigente per quanto riguarda la regolamentazione dei servizi finanziari. Ciononostante, diverse nomine chiave nella regolamentazione, incluso il board della Federal Reserve, necessitano dell’approvazione del Senato, e questo porterà a candidature più moderate.

Sotto l’assunto “personnel is policy”, si potranno comprendere in maniera più approfondita la direzione che prenderanno le agenzie (e le policies) governative dopo le nomine che l’amministrazione Biden farà, molto probabilmente, già nel mese di Dicembre. Dando per scontato un Senato a maggioranza repubblicana, è altamente probabile che l’amministrazione Biden nomini persone facenti parte dell’ala moderata del Partito Democratico.

I rapporti con la Cina

Se per molti ambiti l’amministrazione Biden attuerà approcci molto differenti dall’amministrazione uscente, in uno le cose rimarranno più o meno simili: i rapporti con la Cina. Infatti, una linea dura nei confronti della Cina ha un supporto bipartisan a Washington, così come da parte dei cittadini americani, secondo un sondaggio svolto nell’Ottobre scorso. Quello che cambierà sarà l’approccio tattico con la Cina. Non ci saranno più politiche commerciali annunciate via tweet, ma un approccio più trasparente, multilaterale e stabile, seppure sempre rigoroso.
Mentre resta alta l’attenzione sui rapporti commerciali, i democratici porranno altresì attenzione sulle questioni relative ai diritti umani (Uiguri e Hong Kong), prioritari nei discorsi di Nancy Pelosi, Speaker della Camera, e di Chuck Schumer, leader dei democratici al Senato.

Il Jolly del mazzo: il secondo turno delle elezioni senatoriali in Georgia

Al momento, i Repubblicani hanno 50 seggi al Senato, i Democratici 48. I due seggi rimanenti, entrambi della Georgia, andranno al ballottaggio il 5 Gennaio, ciò significa che la maggioranza del Senato non sarà decisa fino a Gennaio. Storicamente il Partito Democratico non ha mai ben performato in Georgia nelle elezioni off-cycle, senza il traino delle Presidenziali, ma, i risultati delle Presidenziali (che hanno consegnato la Georgia ai Democratici per la prima volta dal 1992), il cambiamento della composizione demografica e la magnitudo dei finanziamenti che stanno fluendo in Georgia su questi due ballottaggi potrebbero portare ad una sorprendente vittoria democratica. Una vittoria democratica in Georgia porterebbe ad una situazione di parità, 50-50, con la Vice-Presidente eletta Kamala Harris a spostare l’ago della bilancia verso i democratici, aumentando le possibilità di far passare in maniera più facile leggi e nomine. 
Ciononostante, questa maggioranza risicata non riuscirà a modificare la condizione che prevede 60 voti per far approvare le leggi da parte del Senato, e necessiterà di ulteriori compromessi.

Scenari di crescita post elezioni

Con la Fed a mantenere tassi bassi, vicini allo zero, nel futuro prossimo, investitori e banche centrali puntano sulle politiche fiscali per rafforzare la crescita economica. L’amministrazione Biden risponderà a queste richieste, ma una maggioranza repubblicana al Senato limiterà il raggio d’azione delle politiche. La risalita dei casi di Covid e la lenta estinzione degli stimoli fiscali esistenti faranno si che la ripresa sarà più lenta. Se Democratici e Repubblicani riuscissero a trovare un accordo prima dell’inaugurazione della nuova amministrazione, potrebbe essere intravisibile un lento e uniforme sentiero di ripresa, anche se probabilmente non vi saranno nuovi stimoli addizionali prima dell’insediamento del nuovo Congresso. Questa fattispecie sposterà in là nel tempo di 3-6 mesi la ripresa economica. Uno stimolo, seppur modesto, e un miglioramento della situazione sanitaria potrebbe riaccelerare la ripresa nel 2021.

Articolo a cura di:
Libby Cantrill, Head of Public Policy di PIMCO
Allison Boxer, Economist di PIMCO

Link all’articolo originale: https://global.pimco.com/en-gbl/insights/viewpoints/first-the-election-now-the-governing-fiscal-policy-priorities-challenges-and-implications


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