12/10/2020

Cambiamenti sempre più dirompenti


Il Secular Outlook del maggio 2019, “Affrontare i cambiamenti dirompenti”, prospettava, per gli anni a seguire, “un contesto impegnativo per gli investimenti, soggetto a incertezza radicale e ad una serie di fattori di possibile cambiamento dirompente” dovuto all’ascesa della Cina e le correlate tensioni geopolitiche, il populismo, tendenze demografiche deflazionistiche, vulnerabilità dei mercati finanziari correlata a valutazioni ed eccessivo indebitamento, sviluppo tecnologico e i temi della sostenibilità.
Il 2020 ha visto manifestarsi cambiamenti imponenti e dirompenti ed incertezza radicale, seppur scatenati da una causa inattesa: la pandemia di Covid-19, la quale ha prodotto la più grave recessione economica dalla Grande Depressione e il varo, da parte delle autorità, di misure eccezionali di politica fiscale e monetaria per fronteggiarla.


Ripresa ciclica, ma postumi di lungo termine

I prossimi 3-5 anni saranno probabilmente caratterizzati da una “lunga risalita” dell’economia mondiale dal precipizio nel quale è precipitata a causa della pandemia. I due principali fattori dirimenti saranno la situazione sanitaria (nuove ondate di contagi e progressi nelle terapie e nei vaccini) e gli effetti delle politiche fiscali (Recovery Fund nell’UE, negli Stati Uniti ci si aspetta più chiarezza dopo le presidenziali di Novembre).
Rimangono preoccupazioni a riguardo dei danni economici inferti dalla crisi, che potrebbero zavorrare il potenziale di crescita, alle conseguenze sulla produttività di periodi prolungati di disoccupazione, al crescente fenomeno di “zombificazione” delle imprese a seguito del sostegno diffuso da parte di governi e banche centrali e alla contrazione negli investimenti delle imprese dovuta ad una maggiore incertezza.
Nel lungo termine gli scenari di crescita sono più positivi, soprattutto quelli incentrati su politiche che promuovano gli investimenti pubblici e privati in infrastrutture, in ricerca e sviluppo, Green Deal, nello sviluppo del capitale umano attraverso formazione e istruzione, coadiuvati da riforme fiscali. Hanno positivamente sorpreso le risposte delle autorità europee alla crisi, in particolare il Recovery Fund e le politiche di acquisto titoli messe in atto dalla BCE.

La crisi potenzia i 4 principali fattori di cambiamento dirompente di lungo periodo

  1. L’ascesa della Cina come potenza economica globale, che mette in discussione il consolidato ordine geopolitico mondiale dominato dagli Stati Uniti, sarà verosimilmente accelerata dalla ripresa, più precoce e robusta del previsto, dalla crisi Covid e dal rafforzato impegno sul piano strategico “Made in China 2025”, recentemente ridenominato “strategia a doppia circolazione”, incentrato sulla riduzione della dipendenza dalle tecnologie e dai mercati mondiali, pur mantenendosi aperta ai mercati internazionali.

  2. Il populismo e i suoi stretti congiunti, protezionismo e nazionalismo, che verosimilmente usciranno rafforzati dalla recessione innescata dalla pandemia e dai suoi effetti di aumento delle disuguaglianze.

  3. I rischi correlati al clima, e le relative conseguenze per le vite umane e l’attività economica, sono divenuti ancor più evidenti quest’anno, focalizzando l’attenzione sull’accresciuta probabilità di eventi ambientali catastrofici. A parte questi rischi fisici, i rischi associati al passaggio ad un’economia più green sono oggetto di crescente attenzione da parte delle autorità, delle imprese e degli investitori. Gli investitori dovranno tener conto delle ulteriori risposte dei governi al rischio climatico e ad altri rischi ambientali, sotto forma di regolamentazione, requisiti di informativa aziendale, carbon tax e investimenti pubblici.

  4. La crisi Covid ha potenziato anche la forza dirompente della tecnologia. All’acquietarsi della pandemia, le modalità di lavoro e di consumo torneranno probabilmente in qualche misura ai livelli pre-crisi, ma l’ulteriore valore economico acquisito durante la crisi dalle società tecnologiche ne accrescerà il vigore dirompente.

Politica Monetaria: con le mani legate

Ci si attende che nei prossimi 3-5 anni i tassi ufficiali nella maggior parte delle economie avanzate resteranno bassi o addirittura scenderanno ulteriormente, sconfinando nel campo negativo, con potenziali effetti avversi. Tuttavia, con i rendimenti obbligazionari già contenuti o negativi e le curve dei rendimenti piatte, è verosimile che le banche centrali si possano avventurare in territorio negativo in risposta ad eventuali shock futuri. Le banche centrali hanno i mezzi per fornire sostegno ai mercati in tempi di crisi, ma il raggiungimento dei loro obiettivi d’inflazione richiede uno strumento al di fuori del loro controllo: la politica fiscale

La chiave è in mano alla politica fiscale

La risposta alla crisi da parte dei governi apre un ventaglio molto più ampio di possibili scenari per le politiche fiscali. Lo spettro dei possibili esiti presenta, da un lato, la possibilità che lo stimolo fiscale attuato durante la crisi resti un’iniziativa una tantum e sia seguito da un ritorno a politiche passive o restrittive. Questo scenario manterrebbe contenute, o addirittura al ribasso, le aspettative d’inflazione, riducendo ad episodio l’attuale debole dominio della politica fiscale.
Nello scenario opposto, la permanenza di una politica fiscale espansiva e più attiva potrebbe concentrarsi su ulteriori programmi di spesa pubblica per affrontare le disuguaglianze, il fabbisogno infrastrutturale e i progetti green. Tale scenario consoliderebbe il dominio della politica fiscale e la politica monetaria sarebbe forzata a mantenere tassi bassi e a monetizzare i disavanzi pubblici anche a seguito di un’eventuale risalita dell’inflazione. Probabilmente, nella maggior parte delle economie la politica fiscale avrà un’evoluzione che si collocherà a metà strada tra i due scenari opposti, ma ciascuno dei due scenari estremi appare oggi in qualche misura più probabile rispetto a prima della pandemia, aumentando le probabilità di verificare esiti di deflazione o, all’opposto, di elevata inflazione, a seguito di politiche fiscali differenti.

Implicazioni per gli investimenti

È prevedibile per i prossimi 3-5 anni che i rendimenti dei titoli sovrani evidenzino movimenti laterali, tassi bassi (anche sottozero) e aspettative di inflazione piatte, se non addirittura negative.
Alla luce dei bassi rendimenti e delle valutazioni azionarie elevate su base storica, gli investitori dovrebbero ridurre le aspettative di rendimento anziché scendere eccessivamente nella scala della qualità. Bisognerà anche tener conto dei rischi correlati alla deglobalizzazione e alle pressioni ambientaliste per le imprese esposte su questi fronti. I fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sono e saranno sempre più rilevanti nei processi di investimento.


I mercati emergenti offrono potenziale di rendimento superiore a quello dei paesi sviluppati ma anche possibili effetti dirompenti più significativi, rendendo necessaria un’oculata gestione attiva.
Il successo degli investimenti nei prossimi 3-5 anni dipenderà dalla capacità di fronteggiare cambiamenti dirompenti di diversa origine e di perseguire attivamente le opportunità che sorgeranno nelle fasi di volatilità.

Articolo a cura di:
Joachim Fels, Managing Director e consulente economico globale di PIMCO Newport Beach
Andrew Balls, CIO strategie Obbligazionarie Globali e Managing Director di PIMCO London
Daniel J.Ivascyn, Group CIO e Managing Director di PIMCO Newport Beach

Link all'articolo originale: https://www.pimco.it/it-it/insights/economic-and-market-commentary/secular-outlook/escalating-disruption-2020


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