22/01/2020

Sette temi macro per il 2020

L'approfondimento di PIMCO riguarda l'outlook per il 2020 e si concentra su sette temi macro di primaria attenzione. In particoli i temi trattati sono:

  1. I rischi di una recessione 
  2. Il ridotto spazio di manovra delle banche centrali 
  3. I segnali di debolezza nel ciclo del reddito delle imprese
  4. Il mercato immobiliare americano
  5. L'economia Statunitense e dell'Eurozona, del Regno Unito, di Cina e Giappone
  6. L'Inflazione nelle economie avanzate per il 2020 
  7. L'Outlook di scenario per il 2020

I rischi di recessione, che erano stati elevati nella metà del 2019, si sono attenuati negli ultimi mesi dell'anno grazie all'ulteriore allentamento monetario globale, alla tregua commerciale tra Stati Uniti e Cina, alle migliori prospettive di Brexit ordinata e ai primi segnali di recupero degli indici dei responsabili degli acquisti (PMI) globali. Aumenta la fiducia nello scenario di superamento dell'attuale fase di debolezza della crescita globale e di moderata ripresa nel corso del 2020. La crescita del PIL mondiale ha rallentato negli ultimi due anni, ma non ha ancora raggiunto il punto di svolta. Tuttavia, il World Financial Conditions Index di PIMCO, che tende ad anticipare un aumento della produzione, negli ultimi mesi ha evidenziato un rialzo, indicando una moderata ripresa ciclica nel corso di quest'anno.

Per quanto riguarda la politica monetaria, le misure di stimolo della Fed e di altre importanti banche centrali in risposta all'aumento dei rischi di recessione hanno contribuito a prolungare l'espansione globale, ma l'allentamento monetario dell'anno scorso non è privo di conseguenze: quando si verificherà la prossima -eventuale- recessione o gli attivi rischiosi subiranno una pesante correzione, le autorità disporranno di minori margini di manovra nel combattere future pressioni recessive. Se gli spazi di intervento della politica monetaria si sono ridotti, spetta alla politica fiscale intervenire. Nella pratica è però improbabile che governi siano in grado di riconoscere per tempo i rischi di recessione e attuare quelle misure fiscali per prevenire una crisi economica

Riguardo al ciclo delle imprese, dopo una netta accelerazione dell'impulso del credito tra il 2017 e il 2018, queste hanno beneficiato del vigore della congiuntura globale e dello stimolo fiscale negli Stati Uniti, favorendo l'accelerazione della crescita dell'occupazione nel settore privato. Tuttavia, quando nel 2019 il PIL ha subìto un rallentamento dal 3% al 2%, il credito privato si è fermato e, in aggiunta, le banche hanno inasprito i criteri di erogazione del credito commerciale e industriale. Secondo i dati della Federal Reserve, il valore del mercato del credito privato ammonta a circa 2.000 miliardi di dollari, ovvero al 9% del PIL degli Stati Uniti; un rallentamento in questo ambito non dovrebbe quindi avere ripercussioni particolarmente gravi in un contesto di mercato del lavoro solido e di consumi robusti, mentre nel caso di eventuali cambi di scenario potrebbero portare a una recessione. 

In riferimento al mercato immobiliare statunitense, questo esibirà vigore nel 2020 e oltre. Il calo dei tassi sui mutui nel 2019 ha riportato i rapporti di accessibilità ai livelli di novembre 2016, mentre i requisiti di merito creditizio per l'erogazione di nuovi mutui si sono allentati su base annua.

Nel frattempo, l'eccesso di offerta immobiliare pre-crisi è stato finalmente assorbito dal mercato e ci avviamo ora verso un periodo di complessiva scarsità negli Stati Uniti. I tassi di invenduto e non locato sono scesi ai livelli più bassi dal 2000, mentre la costituzione di nuovi nuclei familiari è tornata ad aumentare e fa prevedere un incremento del fabbisogno di investimenti finalizzati ad ampliare l'offerta immobiliare.

Il ciclo economico statunitense ha rallentato più tardi e in misura minore del resto del mondo nel 2018 e nel 2019, ma si prevede che la crescita mondiale toccherà i minimi e registrerà una ripresa prima di quella statunitense nel 2020. In particolare il PIL reale statunitense nel 2020 potrebbe rallentare all'1,5%-2,0%  rispetto al tasso stimato del 2,3% per il 2019. Il sentiment e la crescita statunitensi potrebbero inoltre risentire di un possibile aumento dell'incertezza politica in vista delle elezioni,soprattutto per le questioni relative all'aumento delle tasse e della regolamentazione. Questo inciderebbe sulla fiducia delle imprese e sulla spesa per investimenti e potrebbe comportare un inasprimento delle condizioni finanziarie. 

  • L'Area Euro invece dovrebbe registrare una graduale riaccelerazione con una crescita che dovrebbe attestarsi intorno all'1,0% nel 2020. 
  • Nel Regno Unito, fortemente influenzato dal negoziato con l'UE su Brexit, lo scenario di riferimento prevede una crescita del PIL britannico dello 0,75%-1,25% nel 2020, leggermente al di sotto del livello tendenziale.
  • Per la Cina si prevede che la crescita del PIL rallenterà, attestandosi in una fascia compresa tra il 5,0% e il 6,0% nel 2020, dal 6,1% stimato per il 2019.
  • Anche in Giappone la crescita del PIL dovrebbe rallentare, attestandosi in una fascia tra lo 0,25% e lo 0,75% nel 2020, dallo 0,9% stimato per il 2019. 

Capitolo inflazione: lo scenario di riferiemento prevede un'inflazione moderata nelle economie avanzate sull'arco del nostro orizzonte ciclico, mentre nel medio termine i rischi di rialzo superino quelli di ribasso, soprattutto considerando i bassissimi livelli di inflazione scontati dai mercati. Uno dei motivi di tale convinzione è la robustezza del mercato del lavoro e il recente aumento delle pressioni salariali, sebbene ancora decisamente contenute considerati gli scarsi livelli di disoccupazione. Dopo molti anni di inflazione inferiore agli obiettivi, le autorità monetarie sembrano meno preoccupate di un suo eventuale aumento che di una deflazione, con la quale avrebbero minor dimestichezza.

Per riassumere, nel 2020 il rischio recessione rimane basso, ma i punti di debolezza e le criticità non sono poche. Le banche centrali continueranno a costituire la prima linea di difesa al presentarsi della prossima crisi, ma disporranno di margini più ristretti rispetto al passato, con uno spazio di manovra ridimensionato. In particolare l'orientamento favorevole della politica fiscale in alcune importanti economie come Cina, Europa, Giappone e Regno Unito depone a favore di una probabile ripresa della crescita globale nel 2020, specificamente nel secondo semestre per alcune.

Le maggiori probabilità di una prolungata espansione economica nel nostro orizzonte ciclico sono dunque dovute all'adozione di politiche accomodanti in ambito sia fiscale che monetario in quasi tutte le principali economie. Tuttavia rimane la consapevolezza del rischio di episodi di pronunciata volatilità dovuti a fattori geopolitici e alle decisioni dei governi in tutto il mondo.

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