26/03/2020

La recessione è a arrivata, quanto sarà dura?

L’economia globale è in una precaria posizione. Qualsiasi definizione venga usata per una recessione, ora ci siamo. La domanda non è se ci sarà, ma quanto sarà profonda e lunga. Per prevenire questa recessione che potrebbe evolvere in depressione economica, i governi devono essere arditi e creativi nello sviluppare strumenti fiscali nuovi, comprensivi e di larga scala, che specificamente indirizzino la crisi corrente rispetto a far unicamente riferimento all’esistente kit designato per le crisi passate. La moltitudine delle misure di policy annunciate negli scorsi giorni nelle maggiori economie è certamente incoraggiante ma sarà necessario molto altro per aiutare i paesi, ed i loro abitanti, a farcela.

Recessione nel 2020, stagnazione nel 2021


Dato che le misure di contenimento designate per rallentare la diffusione di Covid-19 stanno arrestando l’attività economica, ci si aspetta una contrazione nel 2020 della crescita del PIL nelle maggiori economie sviluppate, con due o tre trimestri di crescita fortemente negativa. La contrazione nel secondo trimestre è probabile che sia di un’entità mai vista prima.
Le regioni inizieranno ancora a crescere timidamente nella seconda parte del 2020, ma la ripresa è probabile che sia debole. Non ci aspetta un grafico a V. In verità, l’attuale scenario, un “prolungato rimbalzo”, suggerisce una faticosa risalita trascinata all’indietro da un circolo vizioso tra la Cina e il resto del mondo. Nonostante la quasi totale ripresa dell’attività, la Cina, superato lo shock di offerta, affronterà un consistente calo della domanda a causa della contrazione dell’economica globale. Nel peggior scenario possibile, l’economica cinese potrebbe contrarsi negli anni a venire, ma è più probabile che abbia una crescita rallentata a una cifra nel 2020, simile ai livelli a cui si è abituati per i mercati sviluppati.

Il doppio colpo degli shock del petrolio e del virus si propagano nell’economia

Il secondo ordine d’effetti dello shock da Covid-19, come il dipanarsi degli eccessi accumulati nel sistema economico durante il periodo post crisi finanziaria, è probabile che colpisca anche la crescita. I rischi sistemici legati al debito delle aziende sono già riemersi, con il settore energetico americano sotto i riflettori. Il doppio colpo dell’esplosione del virus e la recente caduta del prezzo del petrolio sono pronti a scatenare un’onda di defaults in diversi settori aziendali nelle settimane a venire. Questo si ripercuoterà sull’economia reale e nei mercati finanziari.

L’alto indebitamento delle famiglie, gli squilibri nel mercato immobiliare, e le precarie posizioni di bilancio di molti paesi sviluppati ed emergenti sono ulteriori aree di vulnerabilità che, se perseguite, possono portare a ulteriori scompensi, accentuando lo shock.

"Nel nostro scenario di base, ci aspettiamo qualche rintracciamento nei valori, ma, per ora, non abbastanza da causare una vera e propria crisi finanziaria."

L’Eurozona affronta una situazione rischiosa, ma il bazooka della BCE può aiutare

"Pensiamo che l’Eurozona sia la più esposta fra tutte le regioni. Presentando già un’outlook di crescita debole prima di questa crisi, lo shock relativo al virus rappresenta una delle più grandi sfide – se non la più grande – che gli Stati membri abbiano visto finora."

Esistenti difetti strutturali, l’incompleta integrazione all’interno dell’unione, insieme alla mancanza di una politica coesa, rendono l’Eurozona particolarmente vulnerabile a un’altra crisi. È possibile, tuttavia, che questa renda più accettabili le opzioni di unione fiscale e di mutualismo del debito, possibilmente attivando un’ulteriore integrazione, che per il blocco è l’unica strada percorribile per rimanere intatto nel lungo periodo. Nel frattempo, la Banca Centrale Europea è tornata alla modalità ‘whatever it takes’. Il suo Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) da €750 miliardi annunciato il 18 marzo è un’arma formidabile.
La combinazione dei €20 miliardi di acquisti mensili annunciati a Settembre 2019, di €120 miliardi di programma annunciato al 13 marzo e del PEPP, implicano acquisti mensili da oltre €100 miliardi ( se distribuiti proporzionalmente), battendo il precedente picco di acquisti di €85 miliardi per diversi mesi del 2016. Il PEPP ha meno vincoli rispetto ai precedenti programmi e dovrebbe riabbassare i tassi, facendo acquistare tempo prezioso ai Governi Europei per coordinare ulteriori azioni fiscali. Ma questa non è l’ultima arma che la BCE dovrà adottare durante le crisi.

Molti tasselli mobili

La domanda sul quanto possa essere negativo l’impatto del virus sull’economia e sui mercati è altamente complessa.

"Il nostro scenario suggerisce una ampio range di possibilità, da una lieve recessione globale con una contrazione che interessa paesi sviluppati ed alcuni degli emergenti fino a una profonda recessione nel 2020 che intacca tutte le regioni. La difficoltà nella previsione economica in questo scenario è che gli eventi sono fortemente mutevoli, con nuovi sviluppi giornalieri che rendono le assunzioni del giorno prima letteralmente obsolete."

Poiché sappiamo così poco sul virus - la diffusione, la terapia, la durata e l’affidabilità delle statistiche - e degli effetti potenziali delle misure e del comportamento dei consumatori e delle aziende in questa così inedita situazione, è estremamente difficile modellare gli effetti sull’economia con un alto livello di certezza.

Con il procedere del virus, saremo in grado di capire meglio tutti i tasselli del puzzle e come questi interagiscono. Stiamo entrando in una nuova fase dell’economia globale, abbinato con nuovi strumenti monetari e misure fiscali. Gli investitori dovranno adattarsi a un nuovo paradigma.

Contributo a cura di:
Anna Stupnytska - Head of Global Macro and Investment Strategy


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